Noto, con un certo colpevole ritardo post-festivo, che è finalmente attivo Kuiper Belt, sito internet dedicato alla narrativa italiana indipendente.
La sua nascita mi era stata segnalata da un'amica e ho seguito la pagina facebook gemella sin dall'inizio. Il sito web vero e proprio ha sofferto inizialmente di qualche problema tecnico, ma a quanto pare ora è qui, e in perfetta salute.
Sono molto lieto che nascano iniziative come questa, dato che è spesso difficile per gli autori indipendenti farsi conoscere, ma anche per i lettori orientarsi nella marea di pubblicazioni indipendenti e auto-pubblicazioni.
Su Kuiper Belt potete già trovare numerose recensioni di romanzi di autori indie italiani, tra le quali la recensione di Liberty Charter: Territori Liberi a opera di Francesca Berardi.
Molti auguri a Kuiper Belt e iscrivetevi alla sua mailing list, potreste scoprire qualche autore interessante.
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lunedì 13 gennaio 2014
lunedì 20 maggio 2013
Stiamo lavorando per voi.
Ok, lo so, blog abbandonato, mea culpa, ma eccovi un update.
Recentemente sono stato occupato e non ho potuto dedicarmi allo scrivere come avevo programmato, nondimeno il progetto per il secondo romanzo della serie Liberty Charter procede.
Nelle ultime settimane ho messo insieme una trama piuttosto avvincente e quasi completamente funzionante. Ci sono ancora un paio di nodi da sciogliere quà e là, alcune cose che non sono sicuro di voler includere, e in generale può essere ancora migliorata.
Ma piuttosto che aspettare di avere una trama impeccabile, ho preferito iniziare la stesura e perfezionarla lungo la via. Il primo atto del romanzo era comunque già ben definito. Iniziare a scrivere fà prendere il ritmo, cosa che secondo la mia esperienza aiuta anche con la trama.
Per quelli che hanno letto "Liberty Charter: Territori Liberi", la storia riprenderà più o meno da dove l'avete lasciata, poi la trama si dipanerà da lì seguendo, come nello stile del primo romanzo della serie, il quadro geostrategico degli eventi.
Non sono davvero pronto a fornire nessuna anticipazione a questo punto, ma la trama, già così com'è, offre tutte le opportunità per costruire una serie di avventure avvincenti pari a "Territori Liberi". Ci sono inoltre nuovi personaggi che credo potranno piacere, e l'opposizione è bella tosta.
Ciò che posso dirvi per certo è che, almeno nelle mie intenzioni, questo romanzo dovrebbe essere più breve di quello precedente, restando tra le 400 e le 500 pagine (stampate). Dico nelle mie intenzioni perché poi si tratta di controllarsi... Ma l'intenzione c'è. Ho fatto questa scelta perché il lettore oggi sembra preferire romanzi più brevi rilasciati più spesso (l'era di Tom Clancy e i suoi tecno-thriller di 900 pagine sembra davvero tramontata), e come autore io faccio un punto d'onore di venire sempre incontro al lettore.
E qui un appunto: non sarebbe male se anche i lettori facessero uno sforzo per venire un po' incontro all'autore, magari trovando cinque minuti per postare una breve recensione su Amazon (o su Anobii, Goodreads, o altra piattaforma similare).
Non solo per un autore indipendente, che non può contare su un editore per la promozione, il cosidetto tam-tam è essenziale per le vendite, ma sono arrivato alla conclusione che una delle prime cose che si impara quando si ha un libro sugli scaffali (scaffali virtuali in questo caso), è che non ricevere alcun feedback è infinitamente peggio di ricevere un brutto feedback. Preferisco una recensione da due o tre stelle che nessuna recensione. Perciò, su, fate lo sforzo. Bastano poche righe, anzi, meglio.
E lasciatemi anche dire, a costo di peccare di presunzione, che con l'editoria alla canna del gas come lo è in questo momento, noi autori indipendenti potremmo essere la vostra ultima speranza se sperate di continuare a leggere le storie che amate. Incoraggiarci è nel vostro miglior interesse di lettori.
Grazie a tutti e... si torna alla tastiera.
sabato 30 marzo 2013
Anche questo è scrivere.
Restare svegli fino a tardi a leggere un libro sul terrorismo e prendere appunti disordinati sul retro di una ricevuta.
lunedì 18 febbraio 2013
L'attacco degli auto-pubblicati.
Bell è un sostenitore dello scrivere sempre e scrivere tanto, del pubblicare il più possibile, e del rimettersi continuamente in gioco sfidandosi a sperimentare generi diversi. Il suo modello dichiarato sono gli scrittori della Grande Depressione, quelli che dovevano completare una storia e venderla per saldare il conto dal droghiere. Da questo punto di vista è poco sorprendente che, a differenza di altri scrittori "pubblicati", abbia abbracciato entusiasticamente l'autopubblicazione in formato digitale. Non solo la pratica egli stesso, ma l'incoraggia, sperando che si torni proprio a quei tempi delle dime novels, con gli scrittori chini sulla scrivania.
E' poco sorprendente perciò che James Scott Bell abbia aggiunto alla sua collezione di "libri su come scrivere libri" uno espressamente dedicato all'autopubblicazione in formato digitale, naturalmente rilasciato su Kindle Direct Publishing: Self-Publishing Attack! The 5 Absolutely Unbreakable Laws for Creating Steady Income Publishing Your Own Books.
Come già successo con gli altri libri di Bell, questo è il miglior testo sull'argomento che ho incontrato finora, perciò ho pensato di condividerne i consigli fondamentali.
Primo consiglio: pensate come un editore. In fondo, siete gli editori di voi stessi, e dovete fare tutto il lavoro "sporco". Secondo Bell, le case editrici sono alla ricerca di tre cose: 1) un libro che venda, 2) un libro che abbia una "voce" nuova e fresca, 3) un autore che continui a scrivere. Come editori di voi stessi, dovete assicurarvi di essere capaci di fare lo stesso.
Inoltre, dovete essere capaci di fare marketing, di promuovere ciò che pubblicate presso il lettore. in ultima analisi, di far sapere che i vostri romanzi, racconti, e poesie, esistono. Per il marketing, James Scott Bell propone un piano in quattro punti: 1) strategia di prezzatura, 2) presenza sui social media, 3) newsletter, 4) recensioni, interviste, e blogging.
Per ciò che riguarda i prezzi, devono essere ragionevoli, ma non troppo bassi (Bell propone (in $) .99 per un racconto, da 1.50 a 2.99 per un romanzo breve, e 3.99 per un romanzo di più di 50k parole).
La presenza sui social media deve puntare a costruire un rapporto con il lettore e con gli altri autori, e non alla auto-promozione spudorata, e dovrebbe essere limitata ad un numero contenuto di piattaforme (qualità piuttosto che quantità). In essenza, sui social media bisogna dare più di quanto si riceve.
Ma la pubblicazione di ebook ha particolarità non condivise dalla pubblicazione tradizionale, e James scott Bell si cura di evidenziarle, impartendo preziosi consigli su come scrivere una quarta di copertina e preparare un'anteprima, sull'importanza di scegliere un copertina efficace, sull'editing, sul trattare con i Beta Readers, sulla formattazione, e perfino sui diritti di copyright.
Infine Bell impartisce il consiglio più prezioso di tutti, quello di non mollare mai.
Se siete interessati all'autopubblicazione, questo testo può insegnarvi molto. In verità, la cosa più difficile, per un autore indipendente, rimane mettere in pratica i consigli di Bell sull'"ammazarsi di scrivere" e sul non perdersi mai d'animo.
venerdì 21 dicembre 2012
Print on demand
Prima copia per l'autore.
La qualità è sorprendentemente buona, considerato che si tratta di "print on demand".
Sono molto soddisfatto dal servizio fornito da CreateSpace, è sorprendente quanto facile sia pubblicare un libro con loro. Le interfacce sono molto intuitive.
Ho appena approvato la vendita al pubblico, il che significa che il romanzo dovrebbe essere disponibile su Amazon in una settimana o poco più.
domenica 16 dicembre 2012
Potete dare la colpa a mia madre, se
volete.
Quando ero bambino, mia madre non solo era una lettrice, ma amava particolarmente le storie di mistero e avventura. C'era sempre una pila de "I Gialli Mondadori" e di "Segretissimo" sul suo comodino, e in giro per la casa storie di spionaggio all'inglese, Frederick Forsythe e John Le Carré soprattutto. Anche molte storie di guerra, come quelle di Sven Hassel, e libri sulla storia della Seconda Guerra Mondiale come "Una Cortina di Bugie". Mia madre riconduceva il suo interesse per la narrativa di questo genere all'essere cresciuta durante la guerra.
Negli anni dell'adolescenza scoprii autori come Tom Clancy e Harold Coyle, e più tardi iniziò il filone degli ex-Forze Speciali, come Richard Marcinko, Andy McNab e Chris Ryan. Pur essendo diventato, in età adulta, principalmente un lettore di saggistica, ed aver letto la mia parte di classici e di narrativa letteraria, l'azione/avventura è sempre rimasto il mio genere narrativo d'intrattenimento d'elezione. Difficilmente passava un anno senza che ne leggessi almeno un paio, e sono stato perfino capace di finire l'intera serie Aubrey/Maturin di Patrick O'Brian (21 romanzi).
Avevo mai pensato, nel corso degli anni, di mettermi a scrivere anch'io? Quale lettore accanito non l'ha fatto? Ma non avevo mai preso l'idea troppo seriamente. Finché alcuni anni fa non mi sono ritrovato sopraffatto dalla passività di miei stessi hobby. Cinema, televisione, internet, tutte cose che ti rendono consumatore della creatività altrui. Sentivo il bisogno di rimettere in funzione le sinapsi.
Con i miei precedenti, era prevedibile che una volta presa la decisione di scrivere, la scelta del genere di romanzo cadesse sul tecno-thriller.
La maggior parte degli scrittori del genere sembrano essere ex-spie o ex-commandos, cosa che mi faceva sentire meno che adeguato, ma era pure vero che negli '00 la qualità complessiva di questo tipo di romanzi sembrava essere un po' in caduta (secondo me, il genere sta iniziando a riprendersi giusto ora), e questo mi privava delle storie che mi sarebbe piaciuto leggere. Motivo di più per mettersi a scriverle.
Ma non vedevo il motivo di scrivere storie sul SAS o sui Navy Seals quando ci sono già ex-SAS e ex-Navy Seals che lo fanno. Seguendo l'adagio che dice che tutti vogliamo leggere storie che siano familiari, ma con qualcosa di nuovo ed eccitante, ho pensato che se volevo scrivere qualcosa di originale, dovevo ribaltare il genere. Solo il necessario.
Qualche anno prima, ispirato dalla lettura di un libro sulla storia del nordamerica, avevo scritto, per puro sfizio, una linea temporale alternativa in cui a partire dal '700 (sapete, quegli anni in cui c'erano tante idee su come cambiare il mondo) una parte di quelle che oggi sono nazioni-Stato, o parti di nazioni, si sono evolute come aree prive di un governo sovrano, all'interno delle quali la gente si coordina tramite libera contrattazione.
Mi stuzzicava l'idea di poter giocare con i temi etici della libertà individuale e della rinuncia alla stessa in cambio della sicurezza e protezione fornita da un governo. Perciò ho deciso di fare uso della mia linea temporale alternativa del “Liberty Charter” come ambientazione per il mio primo romanzo, che come genere, rimane comunque un azione/avventura/tecno-thriller. E così, dopo un periodo di lavoro di ricerca, sono partito con lo scrivere.
E qui mi sono accorto che scrivere non è classificabile tra gli hobby rilassanti. È piuttosto del tipo faticoso e appagante, ma rilassante proprio no. Per mia fortuna non ero alla ricerca di relax, ma di rigenerazione creativa, e l'ho trovata. La stesura è stata lunga, e il lavoro di editing ancora più lungo, ma alla fine, grazie anche all'incoraggaimento di molti amici che mi hanno sostenuto lungo la via, ho terminato il mio primo romanzo.
Ora che l'avevo terminato, il dilemma era cosa farne. Scartata la possibilità di pubblicarlo, vendere un milione di copie, e ritirarsi in campagna, alla quale non ho mai creduto e che non è mai stata la mia fonte di motivazione, rimaneva da decidere se condividerlo con qualcuno oltre i miei beta readers o no.
E così ho deciso di “andare indie”, rendendo disponibile Liberty Charter: Territori Liberi su Amazon in formato elettronico e stampato “print on demand”. La versione elettronica è già disponibile, mentre quella cartacea dovrebbe esserlo a breve.
La sinossi del romanzo è la seguente:
Quando ero bambino, mia madre non solo era una lettrice, ma amava particolarmente le storie di mistero e avventura. C'era sempre una pila de "I Gialli Mondadori" e di "Segretissimo" sul suo comodino, e in giro per la casa storie di spionaggio all'inglese, Frederick Forsythe e John Le Carré soprattutto. Anche molte storie di guerra, come quelle di Sven Hassel, e libri sulla storia della Seconda Guerra Mondiale come "Una Cortina di Bugie". Mia madre riconduceva il suo interesse per la narrativa di questo genere all'essere cresciuta durante la guerra.
Negli anni dell'adolescenza scoprii autori come Tom Clancy e Harold Coyle, e più tardi iniziò il filone degli ex-Forze Speciali, come Richard Marcinko, Andy McNab e Chris Ryan. Pur essendo diventato, in età adulta, principalmente un lettore di saggistica, ed aver letto la mia parte di classici e di narrativa letteraria, l'azione/avventura è sempre rimasto il mio genere narrativo d'intrattenimento d'elezione. Difficilmente passava un anno senza che ne leggessi almeno un paio, e sono stato perfino capace di finire l'intera serie Aubrey/Maturin di Patrick O'Brian (21 romanzi).
Avevo mai pensato, nel corso degli anni, di mettermi a scrivere anch'io? Quale lettore accanito non l'ha fatto? Ma non avevo mai preso l'idea troppo seriamente. Finché alcuni anni fa non mi sono ritrovato sopraffatto dalla passività di miei stessi hobby. Cinema, televisione, internet, tutte cose che ti rendono consumatore della creatività altrui. Sentivo il bisogno di rimettere in funzione le sinapsi.
Con i miei precedenti, era prevedibile che una volta presa la decisione di scrivere, la scelta del genere di romanzo cadesse sul tecno-thriller.
La maggior parte degli scrittori del genere sembrano essere ex-spie o ex-commandos, cosa che mi faceva sentire meno che adeguato, ma era pure vero che negli '00 la qualità complessiva di questo tipo di romanzi sembrava essere un po' in caduta (secondo me, il genere sta iniziando a riprendersi giusto ora), e questo mi privava delle storie che mi sarebbe piaciuto leggere. Motivo di più per mettersi a scriverle.
Ma non vedevo il motivo di scrivere storie sul SAS o sui Navy Seals quando ci sono già ex-SAS e ex-Navy Seals che lo fanno. Seguendo l'adagio che dice che tutti vogliamo leggere storie che siano familiari, ma con qualcosa di nuovo ed eccitante, ho pensato che se volevo scrivere qualcosa di originale, dovevo ribaltare il genere. Solo il necessario.
Qualche anno prima, ispirato dalla lettura di un libro sulla storia del nordamerica, avevo scritto, per puro sfizio, una linea temporale alternativa in cui a partire dal '700 (sapete, quegli anni in cui c'erano tante idee su come cambiare il mondo) una parte di quelle che oggi sono nazioni-Stato, o parti di nazioni, si sono evolute come aree prive di un governo sovrano, all'interno delle quali la gente si coordina tramite libera contrattazione.
Mi stuzzicava l'idea di poter giocare con i temi etici della libertà individuale e della rinuncia alla stessa in cambio della sicurezza e protezione fornita da un governo. Perciò ho deciso di fare uso della mia linea temporale alternativa del “Liberty Charter” come ambientazione per il mio primo romanzo, che come genere, rimane comunque un azione/avventura/tecno-thriller. E così, dopo un periodo di lavoro di ricerca, sono partito con lo scrivere.
E qui mi sono accorto che scrivere non è classificabile tra gli hobby rilassanti. È piuttosto del tipo faticoso e appagante, ma rilassante proprio no. Per mia fortuna non ero alla ricerca di relax, ma di rigenerazione creativa, e l'ho trovata. La stesura è stata lunga, e il lavoro di editing ancora più lungo, ma alla fine, grazie anche all'incoraggaimento di molti amici che mi hanno sostenuto lungo la via, ho terminato il mio primo romanzo.
Ora che l'avevo terminato, il dilemma era cosa farne. Scartata la possibilità di pubblicarlo, vendere un milione di copie, e ritirarsi in campagna, alla quale non ho mai creduto e che non è mai stata la mia fonte di motivazione, rimaneva da decidere se condividerlo con qualcuno oltre i miei beta readers o no.
Da questo punto di vista
l'autopubblicazione in formato elettronico tramite Amazon Kindle Direct Publishing, e in formato cartaceo con CreateSpace era, per uno
come me, la soluzione a dir poco ideale: nessun investimento iniziale
per l'autore (se non in ore di lavoro per formattare il testo,
disegnare la copertina, e tanti altri piccoli compiti), basso costo
di acquisto, e reperibilità costante ed immediata per il lettore.
E così ho deciso di “andare indie”, rendendo disponibile Liberty Charter: Territori Liberi su Amazon in formato elettronico e stampato “print on demand”. La versione elettronica è già disponibile, mentre quella cartacea dovrebbe esserlo a breve.
La sinossi del romanzo è la seguente:
Il
Territorio Libero della California fa parte della grande rete globale
di aree prive di un governo sovrano i cui abitanti si riconoscono nel
Liberty Charter, un documento anarchico stilato da filosofi liberali,
che dal 1770 ispira uomini e donne in tutto il mondo a staccarsi
dalle nazioni nelle quali sono nati per vivere fuori dal controllo
del Leviatano statale.
Ed è anche l'unico posto, tra tutti quelli in cui è cresciuto, in cui Corvin Szekeres, figlio di lavoratori itineranti ungheresi, si sia mai sentito veramente a suo agio. Tanto che, quando i suoi genitori hanno deciso di tornare a vivere in Europa, Corvin è rimasto a Los Angeles, optando di provvedere al suo mantenimento e ai suoi studi da solo.
Ed è anche l'unico posto, tra tutti quelli in cui è cresciuto, in cui Corvin Szekeres, figlio di lavoratori itineranti ungheresi, si sia mai sentito veramente a suo agio. Tanto che, quando i suoi genitori hanno deciso di tornare a vivere in Europa, Corvin è rimasto a Los Angeles, optando di provvedere al suo mantenimento e ai suoi studi da solo.
Ma
ora che è stato ammesso alla prestigiosa Nissim University di
Liberty Bay, dalla retta altrettanto prestigiosa, a Corvin occorre
una nuova fonte di introiti.
La
soluzione è andare a lavorare come “contractor” per le agenzie
di sicurezza collegate alle corti consuetudinarie di giustizia,
organizzazioni di arbitrato che mantengono la legge nei Territori
Liberi del Charter.
Il
nuovo lavoro porterà Corvin, in compagnia del suo miglior amico
Jean-Rene Saintvil, e di una variopinta squadra di Chartisti
provenienti da tutti i Territori Liberi del mondo, in azione in giro
per il pianeta.
Dall'Iraq
ancora sconvolto dall'insurrezione post-invasione USA, ad Haiti
devastata dal terremoto, e fin nella piccola enclave
extraterritoriale chartista su suolo britannico dei London Docklands.
Per
pagare i suoi studi supportando la legge consuetudinaria del Charter,
Corvin dovrà scontrarsi con organizzazioni criminali, guerriglieri,
terroristi, e con i loro finanziatori ed ideologi.
Ma
difendere l'esistenza delle ultime zone ancora non sotto il controllo
di uno Stato, è solo un lavoro come un altro?
Possono
le ultime terre libere del pianeta sopravvivere in un mondo dominato
da governi sovrani?
I primi tre capitoli di Liberty
Charter: Territori Liberi, sono gratuitamente scaricabili in formato
.pdf su Scribd. Il romanzo completo può essere acquistato su Amazon, oppure direttamente tramite Kindle, selezionando "shop in Kindle Store".
Max Balestra - Liberty Charter, Territori Liberi - Capitoli 1-3
L'intenzione sarebbe quella di continuare. Sto già facendo ricerche per il romanzo numero due della serie, e spero di poter mettere a frutto alcune altre idee. Essendo lo scrivere un'attività del tempo libero, non è facile assicurare una produzione regolare, ma se le cose vanno fatte, tanto vale farle per bene, ed è per questo che ho dato il via a questo blog dedicato allo scrivere come autore "indie". Spero lo seguirete.
L'intenzione sarebbe quella di continuare. Sto già facendo ricerche per il romanzo numero due della serie, e spero di poter mettere a frutto alcune altre idee. Essendo lo scrivere un'attività del tempo libero, non è facile assicurare una produzione regolare, ma se le cose vanno fatte, tanto vale farle per bene, ed è per questo che ho dato il via a questo blog dedicato allo scrivere come autore "indie". Spero lo seguirete.
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