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martedì 5 novembre 2013

Evoluzioni.



Pare che i cartelli della droga messicani abbiano scoperto che coltivare presso il largo pubblico un'immagine di romantici ribelli e diffonderla via internet sia una buona idea.

"Anche i membri dei cartelli della droga messicani hanno iniziato a sfruttare il potere della rete, utilizzandola per fare pubbliche relazioni, postare autoscatti con le pistole e tenere d'occhio i bersagli monitorando i loro movimenti sui social media.

Di questi tempi non tutti i cartelli vogliono essere visti come i cattivi di turno. Dopo che l’uragano Ingrid ha colpito il Messico nord-orientale, a settembre, il Cartello del Golfo ha caricato un video su YouTube che li mostra impegnati nella distribuzione di cibo ai bisognosi. In breve, il filmato ha raggiunto mezzo milione di visualizzazioni.
"

A costo di sembrare uno che si vanta, in "Liberty Charter:Territori Liberi" il mio personaggio Lottie Hortington-Spence, parlando di una immaginaria banda da strada londinese chiamata "Kennington Money Makers" rivelava:

"Le giovani bande da strada fanno un grande uso degli strumenti di comunicazione di massa. Hanno canali su Youtube dove caricano video amatoriali nei quali minacciano apertamente di morte i loro avversari, canzoni scritte da membri della banda e simpatizzanti, e anche spezzoni video di combattimenti di strada e pestaggi. Un po' come i vostri combat video in fondo. La possibilità che possano essere usati come prove contro di loro, non sembra preoccuparli. E cercano avidamente rapporti con la stampa. Quando parlano ai giornalisti si paragonano agli insorti iracheni o egiziani, accusano il "sistema" per averli abbandonati, denunciano le ingiustizie globali. Non che siano particolarmente sofisticati, ma hanno passato gran parte della loro vita a guardare la televisione e ad ascoltare canzoni rap, e sanno quali tasti spingere con l'opinione pubblica."

Rispetto a questa descrizione la versione dei "Templarios" è qualcosa di adeguatamente più sofisticato ai loro superiori mezzi.

Per riassumere, da queste parti cerchiamo sempre di fare "reality-based fiction", anche quando ci muoviamo in una linea temporale alternativa. Per un autore di thriller è essenziale essere capaci di notare certi trend prima che diventino universalmente noti, e inserirli in ciò che scrive. Spesso passano anni dalla stesura alla pubblicazione di un romanzo, perciò ciò che riesci a prevedere oggi sarà attuale nel momento in cui raggiunge i lettori.

giovedì 12 settembre 2013

Corvin e gli orologi rotti.



In occasione del 12° anniversario dell'11 Settembre 2001 ho avuto uno degli ormai rituali incontri con un "9-11 truther". E ho pensato di omaggiarvi con questo paragrafo dal mio romanzo "Liberty Charter: Territori Liberi". - Max Balestra.



'Tutta questa storia di Haiti è solo una scusa per mandare altri Marines in ancora un'altra area del mondo. Tra un po' la CIA se ne verrà fuori dicendo che il Venezuela sta fornendo armi agli Haitiani. Naturalmente una guerra è la migliore scusa per creare uno Stato di polizia in patria. E tutti gli imbecilli che attaccano bandierine a stelle e strisce al finestrino dell'automobile gli andranno dietro!' Lucas sbatté il palmo della mano sul tavolo e rise. Poi guardò le facce che gli stavano davanti alla ricerca di consenso, ma trovò solo indifferenza.
'Ha ragione, pensateci. – disse Matthew – La cosiddetta “Guerra Globale al Terrorismo” è agli sgoccioli. Come si continuerà a finanziare il Pentagono e le sue avventure imperialiste? Agitando lo spauracchio di Chavez e dell'America Latina, ecco come! Soprattutto considerato che il Venezuela ha rapporti amichevoli con l'Iran. Vi pare che i sionisti di Washington si lasciano scappare l'occasione? Attaccare il Venezuela è solo il primo passo per estendere la guerra anche all'Iran. Pensateci. Qualche altro milione di civili da ammazzare per giustificare...'
Le parole si spensero in un rantolo affamato d'ossigeno quando una mano gli si strinse intorno alla gola.
'Non ti azzardare più a venirci ad insegnare come vanno le cose ad Haiti, capito? Noi ci lavoriamo. Rischiandoci la pelle. Risparmia queste stronzate per le consorterie di tuoi pari. E nemmeno ci fare più la morale sui civili uccisi, come se in combattimento ci fossi stato tu e non noi.'
Lucas afferrò la mano di Reuben con entrambe le sue, cercando di staccarla dalla gola del suo amico, ma non ci riuscì. Matthew era ormai rosso in volto. Lucas considerò l'idea di estrarre la pistola, ma un'occhiata all'espressione di Bundesbank dall'altra parte del tavolo lo fece desistere. Norenaba afferrò il polso di Reuben facendogli mollare gentilmente la presa e Matthew inspirò con avidità, tossendo e massaggiandosi la gola.
'Non vedo perché occorra ricorrere alla violenza.' disse Lucas con voce offesa e scandalizzata. 'Stiamo solo scambiando idee qui. Se usate la violenza, vuol dire che non avete argomenti per rispondere.'
'Più che uno scambio di idee mi sembrava un comizio.' disse Bundesbank.
'Considerate la reazione di Reuben una forma di comunicazione non verbale, destinata ad andare subito al punto, facendo capire senza possibilità di fraintendimenti che si tratta di un argomento sul quale esigiamo la massima serietà.' spiegò Norenaba. 'Quello che Reuben intendeva comunicare è, che una cosa è raccontare la propria versione congetturale di un evento davanti a un pubblico casuale, e che magari non chiede di meglio che essere convinto della sua veridicità, un'altra è farlo con chi di quegli eventi ha una esperienza diretta.'
'Altrimenti detta: finché si scherza si scherza.' disse Reuben.
Lucas si guardò intorno scuotendo la testa con aria delusa. 'Chartisti... Dite di essere contro lo Stato, e intanto vi fate coinvolgere nelle guerre imperiali. I vostri Marines si sono venduti come mercenari al governo afgano in cambio dell'assegnazione a ditte chartiste di contratti di ricostruzione. Le vostre agenzie di sicurezza scambiano informazioni con la CIA su quelli che voi chiamate terroristi. Voialtri avete anche combattuto in Iraq, nella guerra del signor Bush. E per cosa? Per i progetti imperiali dei neocon? Cosa avete ottenuto ora? L'America che è uno Stato di polizia? Forse dovremmo cominciare ad ammettere che quante più guerre l'America perde, tanto meglio è per tutti.'
'Non ci interessano le guerre dei sovranisti, né chi le vince.' disse Reuben. 'Noi eravamo in Iraq per difendere i Chartisti. Se c'è una guerra nella Repubblica di Bananopolis tra la fazione A e la sotto-fazione XY-pigreco-mezzi, e ditte chartiste ci vanno a fare affari, ricostruzione, aiuti umanitari, quello che è, noi saremo lì per proteggere le loro proprietà e la vita dei loro impiegati. Se è legale o no, lo decidono le corti consuetudinarie del Charter. Se è politicamente opportuno lo decidiamo noi, non qualche cagone di elettore sovranista come voi due.'
'Ma così vi rendete comunque complici della guerra.' disse Matthew. 'Non potete sostenere che le ditte chartiste che eseguivano contratti per il governo d'occupazione in Iraq, non appoggiavano in maniera indiretta il progetto imperialista sionista-neocon!'
Reuben scosse la testa e si voltò verso il banco della cucina.
'Hey Corvin, tu che ne pensi del nostro appoggio al progetto imperialista?'
'Direi che i due orologi rotti hanno ragione, Reuben.' disse Corvin continuando ad armeggiare con i fornelli senza voltarsi. 'Come disse George Orwell parlando dei pacifisti inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, che lui definiva “oggettivamente pro-fascisti”, in guerra se ostacoli lo sforzo bellico di una parte automaticamente aiuti quello dell'altra. Difendendo i convogli di rifornimento e i progetti di ricostruzione che insorti e terroristi volevano distruggere, noi abbiamo a tutti gli effetti ostacolato il loro sforzo bellico. Questo, sempre secondo Orwell, è elementare senso comune.'
'Esatto! – esclamò Lucas – Ammettetelo!'
Ma Corvin non aveva finito.
'Naturalmente, secondo lo stesso principio, quelli come loro due, politicamente attivi a casa per il ritiro delle truppe della coalizione dall'Iraq, hanno indirettamente appoggiato Al Qaida, l'Iran, la Siria, i Salafiti, e tutti gli altri contrari al “progetto imperialista”.'
'E senza nemmeno dover rischiare il loro culo in area di operazioni.' disse Bundesbank. 'Devo ammetterlo Corvin, sono più furbi di quel che pensassi.'
'No, no, no, no.' obbiettò Lucas. 'Noi nelle guerre imperiali non c'entriamo per niente. Non siamo dalla parte di nessuno.'
'Ma se avete appena detto che vi augurate che il vostro paese perda ogni guerra. Se questo non è essere di parte.' osservò Bundesbank.
'Forse potreste ripiegare sull'augurarvi un pareggio.' disse Rueben sfottente.
'Certo, bisogna però andare a vedere perché c'è la guerra. Se la minaccia è reale. E se invece è un'invenzione del Governo? O di gruppi all'interno del governo?' disse Matthew cercando di mantenere il discorso in termini che non compromettessero nuovamente la sua respirazione.
Corvin non rispose continuando a darsi da fare con pentole e padelle.
'Hey Corvin! – fece allora Reuben – È arrivata. Questi due orologi rotti sono convinti che l'intera Guerra Globale al Terrorismo sia un complotto per rafforzare il Governo degli Stati Uniti. Tu cosa ne pensi di questa teoria?'
'Non mi suona molto originale. La guerra del 1812 era un trucco del Presidente Madison per affondare il Partito Federalista. La Guerra Messicano-Americana del 1846 era un pretesto per realizzare il Destino Manifesto nell'interesse degli Stati schiavisti. La Guerra Hispano-Americana del 1898, tutta un trucco per espandere i mercati commerciali a beneficio dei capitalisti, e il casus belli, l'affondamento della USS Maine, causato da un'operazione segreta dello stesso Governo Americano. L'intervento USA nella Seconda Guerra Mondiale, istigato dagli ebrei. E l'attacco a Pearl Harbor non fermato di proposito da Roosevelt. L'invasione del Kuwait organizzata dalla CIA perché il Presidente Bush voleva costruire il “nuovo ordine mondiale”. Anche il linguaggio caricaturale che cerca di suggerire un interesse illegittimo assomiglia sempre a sé stesso: la guerra del 1812 era “La Guerra del Signor Madison”. La Guerra Hispano-Americana era “La Guerra del Signor Polk”. La Seconda Guerra Mondiale “La Guerra del Signor Roosevelt”, o “Rosenvelt”, per quelli che sostenevano che fosse segretamente ebreo. La Guerra del Golfo “La Guerra del Signor Bush (padre)”, la Guerra Globale al Terrorismo “La Guerra del Signor Bush (figlio)”. Pare che tutta la storia degli Stati Uniti sia una successione di oscuri complotti per fare la guerra a beneficio del governo federale e degli uomini d'affari.'
'Ah! – disse Reuben – Quindi tu dici che i nostri due orologi rotti non sono poi così originali come credono di essere?'
'Addirittura tradizionalisti direi. Gli Stati Uniti dubito siano mai scesi in guerra una volta nella loro storia senza una forte opposizione interna. Fa parte della loro cultura politica. Come pure le teorie del complotto su “a chi giova veramente la guerra”. Un po' tutte le forze politiche e ideologiche della storia americana si sono opposte a una qualche guerra, di solito presentandosi come necessarie per salvare la nazione da sé stessa, risvegliando la parte sana dell'opinione pubblica dall'euforia bellicista. E il più delle volte l'hanno fatto augurandosi più o meno velatamente la vittoria dell'avversario. Una speranza che per molti passa dal politico allo spirituale: gli Stati Uniti hanno cominciato una guerra che non dovevano cominciare, e quindi meritano di perderla. Una sorta di atto di purificazione.'
'La guerra al terrorismo, – disse Lucas – è dimostrato che è stata una manovra dei sionisti.'
'Ah già, la famosa lobby sionista.' disse Reuben. 'Sei alla ricerca di un calcio in culo per caso?'
Lucas lo guardò adirato. 'Tu naturalmente non vuoi ammetterlo.'
'E sentiamo, perché no?'
Lucas guardò il tavolo.
'Naturalmente, – intervenne Matthew – se adesso diciamo “perché sei ebreo” ci accuserai di essere antisemiti.'
Reuben lasciò partire una risata breve e secca.
'E perché mai dovreste dire una cosa del genere? Se come dite voi antisionismo e antisemitismo non sono la stessa cosa, non avrebbe senso accusare un ebreo di attaccare una teoria “antisionista” in quanto ebreo. O no? E comunque, incidentalmente, io non sono ebreo. Mio nonno lo era.'
 'Ma perché lui non parla direttamente con noi?' chiese Lucas indicando Corvin.
'Perché non gli piacete' disse Bundesbank.
'Perché comunica solo dal mammifero a salire, niente invertebrati.' rincarò la dose Reuben.
'Corvin non ama sprecare energie in conversazioni inutili.' spiegò Norenaba, 'Pensa che i militanti politici non siano interessati ai fatti o alla logica, ma solo a mischiare le carte per far apparire di aver ragione. Dice che a lui interessano gli scambi di dati e idee, non i giochi di prestigio.'
'O magari, è solo che non sa come rispondere.' disse Matthew ringalluzzito. 'Non l'ho sentito confutare le nostre opinioni, solo insultarle chiamandole “teorie del complotto” e altre frasi fatte.'
'Vuoi confutare la teoria dei nostri orologi rotti, secondo la quale la guerra al terrorismo è una trama imperiale dei sionisti Corvin?' chiese Norenaba.
'Lo farò quando qualcuno confuterà la mia teoria secondo la quale la guerra è stata invece causata, come tutti sanno del resto, da un complotto congiunto del Vaticano e della Russia per indebolire gli Stati Uniti, e contemporaneamente seminare il panico islamico in Europa e il panico crociato in Medio Oriente. Spingendo così la popolazione a correre ad aggrapparsi alle gonne di preti e mullah. E naturalmente dal Brasile, per emergere come potenza regionale dominante in America del Sud.'
'Ma è una teoria vera?' chiese Bundesbank stupito.
'Che c'è? Sono forse io l'unico a non potersi inventare una storia supportata solo da speculazioni e testimonianze di oscure fonti, e poi sfidare gli altri a dimostrare che non è vera? Solo io devo avere per forza un interlocutore, invece di un'audience che resti a bocca aperta per l'audacia delle mie tesi?'
Mentre gli altri sogghignavano, Lucas e Matthew scossero la testa sconsolatamente di fronte alla canzonatura. Erano sinceramente confusi e sconcertati da tanta ostilità. Di solito i Chartisti erano estremamente formali con chi non conoscevano bene, gli davano del voi parlando in un tono aulico che li faceva sembrare gentiluomini ottocenteschi. Qui invece si era passati quasi immediatamente al tu, al turpiloquio, e addirittura alle minacce.
Solitamente con gli scettici si ritenevano in vantaggio, perché sapevano di avere una scorta di argomenti troppo copiosa per essere tutti confutati nel dettaglio. Il che il più delle volte portava ad un abbandono per sfinimento dell'interlocutore, ma l'indifferenza con la quale costoro trattavano le loro tesi sconvolgeva il normale corso degli eventi. E in più li faceva sentire sminuiti.
'Secondo me semplicemente non volete ammettere con voi stessi di non aver combattuto per il vostro amato Chartismo, ma per gli interessi del governo USA.' disse Matthew. 'Ma se lo sanno anche i sassi, che al NORAD è stato misteriosamente ordinato di disattivarsi l'11 Settembre 2001, in maniera da non essere in grado di intercettare gli aeroplani.'
'E di quest'altra teoria che ne pensi, Corvin?' chiese Reuben ancora ghignando.
'È una fortuna che io non parli con i sassi. Certe scomode verità potrebbero scuotere la mia certezza di aver rischiato il collo per la buona causa, e provocarmi un grave crollo psicologico.'
Lucas sentì sorgere dentro di sé un impeto di rabbia. Si immaginò ad afferrare Corvin per la gola e infilarlo in quel forno dal quale in quel momento stava estraendo una teglia.
'Mangiate ora.' disse Corvin mettendo un piatto ciascuno davanti a Matthew e Lucas.
'Cos'è 'sta roba.' chiese Bundesbank guardando sospettoso quella specie di strano pancake.
'Hortobágyi palacsinta, una specialità ungherese. Hai mangiato di peggio.'
Corvin mise altri tre piatti sul tavolo e si avviò con un quarto verso l'uscita della cucina.
'Dove vai?'
'A dar da mangiare al prigioniero.'
Dietro di lui la conversazione si spostò provvidenzialmente dalla sporca guerra del signor Bush al cibo.
'Come cucinano gli Ungheresi?'
'Non so. So solo che mettono paprika dappertutto. Come i Francesi con l'aglio, i Messicani col chili, gli Indiani con il curry, e gli Italiani con l'olio d'oliva.'

lunedì 1 luglio 2013

L'arma che ha ucciso Osama (e quella che avrebbe potuto).



Io mi faccio delle pippe mentali che voi non credereste mai possibili.

L'altro giorno, per esempio, mi è venuto in mente che nella linea temporale alternativa in cui si ambienta il mio romanzo "Territori Liberi", Osama Bin Laden probabilmente sarebbe stato ucciso da un Solomon Rifle.

Seguitemi nel vortice della follia fantastorica armiera (se ne avete il coraggio).

L'arma che ha ucciso Osama Bin Laden è, a quanto riportato, un Heckler&Koch 416, versione di fabbricazione tedesca della carabina americana Colt M4.

L'Heckler&Koch 416

La stessa arma in versione tatti-figa

La storia dello sviluppo dell'H&K 416 è la seguente:

Nel 1979 lo U.S.Army crea la Delta Force, un reparto di élite destinato a combattere il terrorismo. Dato che si prevede che l'unità faccia un sacco di combattimento in spazi ristretti (liberazione di ostaggi, ecc.), i suoi operatori si mettono alla ricerca di una pistola-mitragliatrice adatta alla bisogna.

La prima pistola-mitragliatrice della Delta è in realtà il vecchio M3 Grease Gun della
Seconda Guerra Mondiale, ancora in servizio con l'esercito regolare e del quale c'è una grande disponibilità nei depositi. Ma il Grease Gun è un'arma antiquata e rozza, capace solo di fuoco automatico, con la quale non vorresti davvero ritrovarti a mirare a un terrorista che tiene la pistola alla tempia di un ostaggio. Ha però una caratteristica che gli operatori della Delta apprezzano molto: è camerata per il calibro .45ACP, che gli Americani all'epoca (e generalmente ancora oggi) preferiscono al 9mm parabellum.

Ma negli anni '80 la pistola mitragliatrice preferita da tutte le unità controterrorismo del mondo è camerata per il 9mm. Si tratta della Heckler&Koch MP5, che viene reputata l'arma migliore per quei particolari compiti per una serie di motivi, il principale trai quali è che spara ad otturatore chiuso, cosa che la rende molto più precisa di ogni altro concorrente. La scelta è quasi obbligata, e la MP5 diventa l'arma standard per il combattimento ravvicinato della Delta.

Sembra di capire che la Delta Force abbia chiesto alla H&K di creare una pistola-mitragliatrice che sparasse ad otturatore chiuso camerata per il calibro .45, e che la ditta tedesca abbia nicchiato fino a fine anni '90, introducendo infine la H&K UMP quando era troppo tardi.

Alla fine degli anni '90 le unità antiterrorismo stanno iniziando a cambiare idea sulle pistole-mitragliatrici come arma standard per il combattimento in spazi ristretti. Otturatore chiuso o no, le pistole-mitragliatrici sparano pur sempre una cartuccia da pistola, che può essere fermata dai giubbotti antiproiettile più leggeri. Inoltre, lo scenario con due terroristi barricati in una stanza con quattro o cinque ostaggi incomincia ad essere visto come antiquato. Nell'espugnare un edificio, o un gruppo di edifici, gli operatori possono facilmente ritrovarsi a combattere sia all'aperto che al chiuso nel corso della stessa missione (come successo a Mogadiscio nel 1993). In tali condizioni, essere armati con una MP5 significa imbracciare un'arma efficace solo fino a un centinaio di metri o poco più. Gli operatori iniziano perciò a guardare alle cosidette "sub-carbines", ovverosia fucili d'assalto con la canna accorciata. Molto accorciata.

Le forze per operazioni speciali americane hanno in inventario da molti anni proprio un'arma del genere. Si tratta del CAR15 (in alcune varianti chiamata XM177, o Colt Commando), una versione carabina del loro fucile M16 standard, la cui canna è stata accorciata della metà: da 20'' a 10''.

Ma c'è un problema. Nel CAR15 per dimezzare la canna è stato necessario accorciare drammaticamente anche il sistema di recupero del gas, che per chi non lo sapesse è quello che consente all'arma di funzionare a ripetizione. Il sistema di recupero del gas dell'M16/CAR15 è del tipo cosidetto "a sfruttamento diretto", e si presta male a questo tipo di giochetti. Di conseguenza, l'arma risulta piuttosto inaffidabile.

A questo punto della storia fa la sua entrata in scena il Sergente Maggiore Larry Vickers, sottufficiale in carica della unità Research&Development della Delta Force e grande esperto di armi (un ingegnere meccanico per formazione).

Larry Vickers con uno dei primi prototipi dell'H&K 416

Nel corso degli anni la Delta Force aveva finito per sviluppare un buon rapporto con la Heckler&Koch, e nel 2001, nel corso di una visita alla fabbrica di Oberndorf, Vickers avanza presso Ernst Mauch, l'allora CEO della compagnia tedesca, l'ipotesi di costruire un CAR15 maggiormente affidabile. L'idea sarebbe di mantenere la forma esteriore e i comandi dell'M16, al quale gli Americani sono abituati, sostituendo il sistema di funzionamento a sfruttamento diretto dei gas con uno con pistone a corsa corta, molto più facilmente adattabile a diverse lunghezze di canna.

Gli ingranaggi si mettono in moto su entrambe le sponde dell'Atlantico, e nel 2004 la Delta Force riceve i primi esemplari di serie del nuovo fucile, ora denominato H&K 416, interamente sviluppato in base alle specifiche dei suoi operatori.

Il successo dell'H&K 416 in mano alla Delta fa sì che venga adottato da molte altre unità per operazioni speciali in tutto il mondo, compresi i Navy Seals del DEVGRU. Nel 2010 il DEVGRU effettua un raid su un compound di Abbottabad, in Pakistan, durante il quale rimane ucciso "lo sceicco del terrore", Osama Bin Laden.

Il raid di Abbottabad ricostruito nel film "Zero Dark Thirty" (hours of boredom). Le armi sono H&K 416.

Fin qui la storia reale. Ma se la storia si fosse svolta nella linea temporale alternativa narrata in "Liberty Charter: Territori Liberi"?

Vediamo.

Tutti quelli che hanno letto il romanzo ricorderanno senz'altro che il fucile d'assalto favorito dei Territori Liberi, il Kalashnikov o AR-15 chartista, è l'immaginario Solomon Rifle, affettuosamente detto "Liberty Gun", camerato per l'altresì immaginario calibro 6,5x45mm.

Questa avrebbe dovuto essere un'immagine del Solomon Rifle. Ma siccome finora sono stato capace di produrre soltanto un modello 3D bruttissimo (sono uno scrittore, non un grafico), Solomon Kane è quanto di meglio ho potuto fare.

I lettori più attenti (o meglio quelli più ossessivi), ricorderanno anche che nel romanzo viene precisato che il Liberty Gun funziona con un affidabile sistema di recupero di gas con pistone a corsa corta e otturatore rotante. In pratica lo stesso di molte armi realmente esistenti, tra i quali l'H&K 416.

Ma non tutti sanno, anche perché me lo sono inventato io nel delineare la storia dello sviluppo del Solomon Rifle per il romanzo e non l'ho mai messo su carta (e perciò sarebbe forse il caso di dire che nessuno tranne me lo sa), che durante la Guerra Fredda la Solomon Firearms produsse varianti del suo fucile camerate anche per i più comuni calibri sovranisti (se quest'ultima parola vi risulta sconosciuta avete un po' di shopping da fare su Amazon, Kobo, o Createspace), come il 5,56 NATO e il 7,62 sovietico. Ma soprattutto produsse anche la Solomon PCC (Pistol Caliber Carbine), una variante pistola-mitragliatrice del Solomon Rifle, sia in calibro 9mm che in .45.

Torniamo perciò alla fondazione della Delta Force nel 1979. La neocostituita unità è alla ricerca di una pistola-mitragliatrice che spari ad otturatore chiuso e camerata per la cartuccia .45ACP. Nel mondo reale un'arma del genere non sarà disponibile prima di molti anni ancora, e la scelta di ripiego è la H&K MP5 in 9mm. Ma nella nostra linea temporale alternativa, la Solomon PCC è esattamente ciò che la Delta Force sta cercando. Viene perciò adottata.

Potremmo forse anche spingerci a ipotizzare che le forze per operazioni speciali occidentali abbiano a quel punto già una certa familiarità con il Liberty Gun. In fondo, i Territori Liberi del Charter hanno combattutto la Seconda Guerra Mondiale al fianco degli Alleati, e il Solomon Rifle sarebbe in tal caso stato l'unico vero fucile d'assalto disponibile. I Commandos di Winston Churchill sarebbero andati in azione contro i nazisti con LeeEnfield e Thompson avendo la possibilità di farsi spedire qualche Solomon Rifle attraverso il Canada? E a guerra finita, il ricostituito SAS si sarebbe gettato nella "Emergenza Malese" armato di carabine Winchester M1/M2, oppure avrebbe tirato fuori dai depositi qualche Liberty Gun rimasto dai tempi dei Commandos? In Vietnam, il MACV-SOG, al quale è stato dato ordine di utilizzare solo armi straniere per mantenere la "negabilità plausibile" durante le sue ricognizioni segrete in Laos e Cambogia, ha da scegliere tra il Carl Gustav M/45 e il Solomon Rifle. Scelta difficile?

Insomma, nessun esercito NATO adotta il Liberty Gun, che è camerato per un calibro non ortodosso, nel dopoguerra. Ma ce ne è sempre qualcuno in giro, da qualche parte, in fondo alle armerie delle unità "particolari", magari acquisito in pochi esemplari tramite canali insoliti...

In ogni caso, arrivano gli anni '90 e la Delta Force vuole abbandonare le sue pistole-mitragliatrici in favore di una "sub-carbine" affidabile. Deve avere un sistema a recupero di gas con pistone a corsa corta per funzionare al meglio anche con canne molto accorciate, e deve avere comandi già familiari agli operatori Delta.

A questo punto è molto più facile immaginare che il Sergente Maggiore Vickers, o chi per lui, piuttosto che a Oberndorf in Germania si rechi nel Territorio Libero dell'Arizona, a parlare con l'industria d'armi che già produce una versione calibro 5,56mm della pistola mitragliatrice che la sua unità usa già da tanti anni. Gli ingranaggi si mettono in moto su entrambe le sponde del Rio Grande, e nel giro di pochi anni i Chartisti hanno pronto un Solomon Rifle in calibro standard NATO costruito secondo le specifiche della Delta Force. E magari, siccome sono gente fatta così, ne mettono in vendita anche una versione civile che non è l'MR556.

Dalla Delta Force l'arma migra nelle mani di altre unità speciali, incluso il DEVGRU, e finisce per fare la storia ad Abbottabad.

Da qui in poi si possono immaginare un mucchio di scenari paralleli. Con il Solomon Delta (mica male come nome), richiesto da ogni altra unità speciale del mondo occidentale, la Heckler&Koch che insiste a proporre inutilmente il G36, gli Iraniani che ne producono un knock-off con la complicità dei Turchi che l'hanno adottato al posto dell'ora inesistente H&K 416. Esisterebbe o no l'H&K417? E l'M27 IAR sarebbe un Solomon Rifle modificato? E se il Pentagono si dovesse finalmente decidere a mettere un po' d'ordine nei suoi conti e nelle sue idee, e bandire una gara d'appalto per una nuova carabina che non finisca in nulla di fatto dopo anni di fondi buttati al vento in "ricerca", quante possibilità reali avrebbe il Solomon Delta di diventare il nuovo fucile d'assalto standard americano?

Ma direi che per oggi abbiamo già fatto abbastanza casino.

Per riassumere, correte subito a comprare "Liberty Charter: Territori Liberi" se non volete che Osama Bin Laden resusciti.


Max Balestra - Liberty Charter, Territori Liberi - Capitoli 1-3 by MaxBalestra

giovedì 4 aprile 2013

Doctor Strangehyppolite.

"L’Europa sogna di diventare una grossa Svizzera fatta di neutralità, buone intenzioni, e senso di superiorità morale. Gli Stati Uniti sono divisi tra quelli che la pensano come gli europei, e quelli che sognano di tornare alla sana vita di campagna delle colonie originali. Più quelli che aspettano la fine del mondo." - Hyppolite Saintvil, politico haitiano.

Questa citazione da "Liberty Charter: Territori Liberi" appare in un articolo de Linkiesta a firma del mio coltissimo lettore Pietro Monsurrò.

I miei personaggi si mettono a dare lezioni di relazioni internazionali... Non lo so come finirà.


venerdì 8 marzo 2013

Off-the-Shelf.

Coloro che hanno letto "Liberty Charter: Territori Liberi" sicuramente riconosceranno il concetto: Off-the-Shelf.

Il documentario sulla realizzazione completa del gadget è qui.


mercoledì 27 febbraio 2013

Excerpt

 

Il quartiere era cambiato parecchio da quando in così tanti avevano iniziato ad affiggere allo stipite della porta di casa la pergamena incorniciata del Liberty Charter. Con il chartismo erano arrivati, finalmente, la legge e l'ordine, portati dalle corti consuetudinarie alle quali la gente adesso si rivolgeva per ottenere giustizia ed essere risarcita quando qualcuno gli arrecava un danno. I tempi in cui chiunque riuscisse a fare due soldi doveva pagare il pizzo alla polizia, se prima non veniva derubato da qualche zenglendo, erano scomparsi insieme a tutti i burocrati corrotti che avevano sempre reso la vita degli abitanti del quartiere un inferno di soprusi e prepotenze.
Con la legge e con l'ordine, erano arrivati gli investimenti dei Chartisti, era arrivato il lavoro, e buste paghe regolari, banche e prestiti, la possibilità di risparmiare o investire, e la certezza della proprietà di ciò in cui mettevi il tuo denaro.
La trasformazione era stata tutt'altro che miracolosa o priva di passi indietro. C'erano stati investimenti sbagliati e falliti, passi troppo lunghi per la gamba, manifatture che avevano chiuso lasciando gli operai a spasso, e il caso dell'industria di spedizioni nella quale Géraud aveva lavorato per dieci anni, i cui magazzinieri come lui erano stati rimpiazzati in gran numero da carrelli mobili robotizzati.
Alcuni si erano persi d'animo, ma non Géraud. Avvantaggiandosi del fatto che i Chartisti avevano anche aperto scuole in cui si insegnava un po' di tutto, aveva usato i soldi della buonuscita per imparare un lavoro in cui non potesse venire sostituito da un robot, almeno per il prevedibile futuro.
Ma un quartiere che iniziava a prosperare era un ghiotto bersaglio per gli chimé delle aree circostanti, specialmente negli anni di disordine seguiti alla prima cacciata del Presidente Aristide. I costi della sicurezza avevano iniziato a lievitare con la domanda, ed era stato allora che avevano deciso di creare la Milizia. Géraud era stato tra le prime reclute volontarie, lui non aveva paura di battersi per conservare ciò che si era guadagnato. Quella paura l'aveva vista in azione sin dalla più tenera età, e sapeva bene dove portava: alla fame.
Da bambino aveva vissuto in campagna, nella Valle di Artibonite, dove suo padre era un agricoltore. Coltivavano patate dolci, un'impresa iniziata da suo bisnonno, e dopo alcune generazioni diventata abbastanza grande da far vivere dignitosamente la sua famiglia e quelle di una dozzina di braccianti. Suo padre aveva un socio al 50%, un Tonton Macoute di medio rango che abitava a Saint-Marc. Non che questo “socio” avesse investito del capitale nell'azienda, né che ci lavorasse in alcun modo, il suo contributo consisteva nel tenere lontani con la minaccia del suo nome gli altri Macoute, i piccoli criminali, e i vari avvoltoi del governo che avanzavano sempre nuove, fantasiose, pretese.
Un giorno il capo Macoute si era presentato alla fattoria insieme ad alcuni dei suoi uomini. Géraud li ricordava benissimo, tutti armati e con occhiali da sole, il socio di suo padre in camicia e pantaloni attillati, all'europea, gli altri in uniformi militari da campo. Una normale visita di controllo, come ne faceva ogni tanto. Solo che questa particolare volta, lì, in mezzo ai filari di patate dolci, il Macoute aveva dato a papà la notizia: il 50% dei ricavati non bastava più. La sua protezione avrebbe richiesto un altro 50%.
'Ma... 50% più 50%, fa 100%.' aveva obbiettato suo padre.
'Esatto.' aveva risposto il Macoute con un sorriso, e il sole che scintillava sulle lenti a specchio dei suoi Ray-Ban. Papà non aveva osato replicare. E in effetti, cosa avrebbe potuto dire?
Dopo un paio di anni di schiavitù e dieta di sole patate dolci, il capo Macoute, nel corso di un'altra fatidica visita, aveva detto a suo padre che non necessitava più dei suoi servigi, e gli aveva fatto firmare un atto di cessione dell'intera azienda. La famiglia aveva abbandonato la terra avita e si era trasferita armi e bagagli a Port-au-Prince, dove papà sperava di trovare un po' di lavoro. Géraud aveva barattato la fattoria alberata con una casa di mattoni forati non intonacati col tetto di lamiera ondulata a Delmas, vista sul canale di scolo delle fognature.
Poco prima della cacciata di Papa Doc, l'ex socio, ora proprietario al 100%, con notevole lungimiranza aveva venduto tutto ed era scappato in Florida. In seguito la mamma aveva cercato di convincere papà a rivolgersi ad una corte consuetudinaria chartista per cercare di riavere la terra. Lo sapevano tutti, che i Chartisti erano gli unici temuti anche dai Tonton Macoute. Ma papà non era mai stato fatto di quella pasta, era un contadino, non un guerriero. E comunque ormai era un uomo stanco, amareggiato.
Gli uomini di Delmas non avevano commesso lo stesso errore di suo padre. Minacciati dagli chimé e dalle milizie politiche anti-chartiste, avevano assunto un'agenzia di sicurezza che li aiutasse a creare una milizia di difesa del quartiere. 


da "Liberty Charter: Territori Liberi", di Max Balestra, Capitolo 16 - Alla Frontiera.


 
 

venerdì 1 febbraio 2013

Anche su Kobo.

Liberty Charter:Territori Liberi è ora in vendita anche su Kobo.

A essere completamente onesti, non so quanto durerà. Finora non sono molto entusiasta di Kobo. Dopo che il romanzo è stato accettato e messo in vendita, nessuno si è disturbato a contattarmi per farmelo sapere, l'ho dovuto scoprire da solo, cosa mai vista con Amazon o CreateSpace. Non sono inoltre sicuro se il romanzo è protetto da DRM o no, perché non sembra che Kobo offra la scelta. Invece, come ho detto in precedenza, non sono favorevole al DRM, e vorrei averla.

In ogni caso, dato che la mia intenzione è sempre stata di facilitare al massimo la reperibilità dei miei scritti per il lettore, ho scelto di servirmi anche di Kobo. Questo perché Kobo distribuisce in formato epub, e molti degli e-reader sul mercato italiano leggono di preferenza quel formato.

Ricordate comunque che, acquistando l'ebook su Amazon, potete facilmente convertirlo in epub seguendo queste semplici istruzioni.


mercoledì 23 gennaio 2013

La realtà romanzata.

 Cliffe Fort.

 "Non sapevano niente di questo Forte di Cliffe, né di che tipo di opposizione avrebbero dovuto fronteggiare. E non c'era tempo di fare una ricognizione, né di preparare un vero piano. La sua mente tattica gli diceva che si trattava di un'azione da non varare, ma poi c'era l'istinto a remare contro i suoi dubbi. Quel familiare desiderio di azione, e di rimettere a posto ciò che non lo era, che nella sua mente definiva “aver fiutato l'odore del sangue”. Come una tigre, o uno squalo. L'eccitazione alla prospettiva della preda."

da Liberty Charter:Territori Liberi.








sabato 22 dicembre 2012

Habemus Paperback.


Amazon mi ha fatto il più bel regalo di Natale: la versione paperback di Liberty Charter:Territori Liberi è qui.

E' possibile acquistarlo su Amazon.it (ma è presente anche su tutti gli altri Amazon, perciò se vivete all'estero, fatevi due conti per vedere cosa vi conviene meglio in quanto a cambio e spese postali), nonché su CreateSpace.

Come potrete notare, il prezzo è ben distante da quello della versione elettronica (16.53€+spese di spedizione vs. 3.08€).

La semplice spiegazione è che CreateSpace deve pur rientrare nelle spese di stampa e stabilisce un prezzo minimo per copia, sotto il quale non si può scendere. Avevo sperato si potesse restare, per la versione cartacea, entro i €10, ma si tratta di un romanzo di quasi 700 pagine.

Mi dispiace che coloro che non hanno un e-reader debbano spendere quasi 20€, contro poco più di €3, ma per questo io vi dico: compratevi un Kindle, o apparecchio equivalente. Spenderete di più, ma una sola volta.

Onestamente, io avrei anche fatto a meno di pubblicare una versione cartacea. Ma ho scelto di autopubblicare su Amazon, invece di tentare la strada di qualche piccola casa editrice che magari ne avrebbe stampato poche copie e le avrebbe distribuite col contagocce, proprio perché volevo che il romanzo fosse facilmente reperibile, senza dover girare di negozio in negozio, e sempre disponibile. E così tanta gente in Italia ancora non ha un e-reader.

Non pensavo di aver scritto tanto...


venerdì 21 dicembre 2012

Print on demand


Prima copia per l'autore.

La qualità è sorprendentemente buona, considerato che si tratta di "print on demand".

Sono molto soddisfatto dal servizio fornito da CreateSpace, è sorprendente quanto facile sia pubblicare un libro con loro. Le interfacce sono molto intuitive.

Ho appena  approvato la vendita al pubblico, il che significa che il romanzo dovrebbe essere disponibile su Amazon in una settimana o poco più.

domenica 16 dicembre 2012

Potete dare la colpa a mia madre, se volete.

Quando ero bambino, mia madre non solo era una lettrice, ma amava particolarmente le storie di mistero e avventura. C'era sempre una pila de "I Gialli Mondadori" e di "Segretissimo" sul suo comodino, e in giro per la casa storie di spionaggio all'inglese, Frederick Forsythe e John Le Carré soprattutto. Anche molte storie di guerra, come quelle di Sven Hassel, e libri sulla storia della Seconda Guerra Mondiale come "Una Cortina di Bugie". Mia madre riconduceva il suo interesse per la narrativa di questo genere all'essere cresciuta durante la guerra.


Negli anni dell'adolescenza scoprii autori come Tom Clancy e Harold Coyle, e più tardi iniziò il filone degli ex-Forze Speciali, come Richard Marcinko, Andy McNab e Chris Ryan. Pur essendo diventato, in età adulta, principalmente un lettore di saggistica, ed aver letto la mia parte di classici e di narrativa letteraria, l'azione/avventura è sempre rimasto il mio genere narrativo d'intrattenimento d'elezione. Difficilmente passava un anno senza che ne leggessi almeno un paio, e sono stato perfino capace di finire l'intera serie Aubrey/Maturin di Patrick O'Brian (21 romanzi).


Avevo mai pensato, nel corso degli anni, di mettermi a scrivere anch'io? Quale lettore accanito non l'ha fatto? Ma non avevo mai preso l'idea troppo seriamente. Finché alcuni anni fa non mi sono ritrovato sopraffatto dalla passività di miei stessi hobby. Cinema, televisione, internet, tutte cose che ti rendono consumatore della creatività altrui. Sentivo il bisogno di rimettere in funzione le sinapsi.


Con i miei precedenti, era prevedibile che una volta presa la decisione di scrivere, la scelta del genere di romanzo cadesse sul tecno-thriller.


La maggior parte degli scrittori del genere sembrano essere ex-spie o ex-commandos, cosa che mi faceva sentire meno che adeguato, ma era pure vero che negli '00 la qualità complessiva di questo tipo di romanzi sembrava essere un po' in caduta (secondo me, il genere sta iniziando a riprendersi giusto ora), e questo mi privava delle storie che mi sarebbe piaciuto leggere. Motivo di più per mettersi a scriverle.


Ma non vedevo il motivo di scrivere storie sul SAS o sui Navy Seals quando ci sono già ex-SAS e ex-Navy Seals che lo fanno. Seguendo l'adagio che dice che tutti vogliamo leggere storie che siano familiari, ma con qualcosa di nuovo ed eccitante, ho pensato che se volevo scrivere qualcosa di originale, dovevo ribaltare il genere. Solo il necessario.


Qualche anno prima, ispirato dalla lettura di un libro sulla storia del nordamerica, avevo scritto, per puro sfizio, una linea temporale alternativa in cui a partire dal '700 (sapete, quegli anni in cui c'erano tante idee su come cambiare il mondo) una parte di quelle che oggi sono nazioni-Stato, o parti di nazioni, si sono evolute come aree prive di un governo sovrano, all'interno delle quali la gente si coordina tramite libera contrattazione.


Mi stuzzicava l'idea di poter giocare con i temi etici della libertà individuale e della rinuncia alla stessa in cambio della sicurezza e protezione fornita da un governo. Perciò ho deciso di fare uso della mia linea temporale alternativa del “Liberty Charter” come ambientazione per il mio primo romanzo, che come genere, rimane comunque un azione/avventura/tecno-thriller. E così, dopo un periodo di lavoro di ricerca, sono partito con lo scrivere.


E qui mi sono accorto che scrivere non è classificabile tra gli hobby rilassanti. È piuttosto del tipo faticoso e appagante, ma rilassante proprio no. Per mia fortuna non ero alla ricerca di relax, ma di rigenerazione creativa, e l'ho trovata. La stesura è stata lunga, e il lavoro di editing ancora più lungo, ma alla fine, grazie anche all'incoraggaimento di molti amici che mi hanno sostenuto lungo la via, ho terminato il mio primo romanzo.


Ora che l'avevo terminato, il dilemma era cosa farne. Scartata la possibilità di pubblicarlo, vendere un milione di copie, e ritirarsi in campagna, alla quale non ho mai creduto e che non è mai stata la mia fonte di motivazione, rimaneva da decidere se condividerlo con qualcuno oltre i miei beta readers o no.

Da questo punto di vista l'autopubblicazione in formato elettronico tramite Amazon Kindle Direct Publishing, e in formato cartaceo con CreateSpace era, per uno come me, la soluzione a dir poco ideale: nessun investimento iniziale per l'autore (se non in ore di lavoro per formattare il testo, disegnare la copertina, e tanti altri piccoli compiti), basso costo di acquisto, e reperibilità costante ed immediata per il lettore.


E così ho deciso di “andare indie”, rendendo disponibile Liberty Charter: Territori Liberi su Amazon in formato elettronico e stampato “print on demand”. La versione elettronica è già disponibile, mentre quella cartacea dovrebbe esserlo a breve.


La sinossi del romanzo è la seguente:


Il Territorio Libero della California fa parte della grande rete globale di aree prive di un governo sovrano i cui abitanti si riconoscono nel Liberty Charter, un documento anarchico stilato da filosofi liberali, che dal 1770 ispira uomini e donne in tutto il mondo a staccarsi dalle nazioni nelle quali sono nati per vivere fuori dal controllo del Leviatano statale.
Ed è anche l'unico posto, tra tutti quelli in cui è cresciuto, in cui Corvin Szekeres, figlio di lavoratori itineranti ungheresi, si sia mai sentito veramente a suo agio. Tanto che, quando i suoi genitori hanno deciso di tornare a vivere in Europa, Corvin è rimasto a Los Angeles, optando di provvedere al suo mantenimento e ai suoi studi da solo.
Ma ora che è stato ammesso alla prestigiosa Nissim University di Liberty Bay, dalla retta altrettanto prestigiosa, a Corvin occorre una nuova fonte di introiti.
La soluzione è andare a lavorare come “contractor” per le agenzie di sicurezza collegate alle corti consuetudinarie di giustizia, organizzazioni di arbitrato che mantengono la legge nei Territori Liberi del Charter.
Il nuovo lavoro porterà Corvin, in compagnia del suo miglior amico Jean-Rene Saintvil, e di una variopinta squadra di Chartisti provenienti da tutti i Territori Liberi del mondo, in azione in giro per il pianeta.
Dall'Iraq ancora sconvolto dall'insurrezione post-invasione USA, ad Haiti devastata dal terremoto, e fin nella piccola enclave extraterritoriale chartista su suolo britannico dei London Docklands.
Per pagare i suoi studi supportando la legge consuetudinaria del Charter, Corvin dovrà scontrarsi con organizzazioni criminali, guerriglieri, terroristi, e con i loro finanziatori ed ideologi.
Ma difendere l'esistenza delle ultime zone ancora non sotto il controllo di uno Stato, è solo un lavoro come un altro?
Possono le ultime terre libere del pianeta sopravvivere in un mondo dominato da governi sovrani?



I primi tre capitoli di Liberty Charter: Territori Liberi, sono gratuitamente scaricabili in formato .pdf su Scribd. Il romanzo completo può essere acquistato su Amazon, oppure direttamente tramite Kindle, selezionando "shop in Kindle Store".
Max Balestra - Liberty Charter, Territori Liberi - Capitoli 1-3


 L'intenzione sarebbe quella di continuare. Sto già facendo ricerche per il romanzo numero due della serie, e spero di poter mettere a frutto alcune altre idee. Essendo lo scrivere un'attività del tempo libero, non è facile assicurare una produzione regolare, ma se le cose vanno fatte, tanto vale farle per bene, ed è per questo che ho dato il via a questo blog dedicato allo scrivere come autore "indie". Spero lo seguirete.