giovedì 3 ottobre 2013

Tom Clancy: il capostipite.



Per chi è cresciuto negli anni '80, prima di internet e Amazon, quando i libri di storia militare in Inglese, se proprio volevi, dovevi ordinarteli in contrassegno dalla mitica "Tuttostoria" di Parma (che spacciava anche la Paladin Press), i romanzi di Tom Clancy erano dei miraggi, una chicca da farsi regalare a Natale. Tanto più che si viveva ancora in un'epoca di edizioni in copertina rigida da 50.000 Lire al pezzo.

Nelle librerie di provincia degli anni '80 gli appassionati del genere aspettavano l'ultimo Clancy come oggi i ragazzini aspettano l'ultimo Grand Theft Auto. I romanzi dello scerittore americano rompevano gli schemi anche solo per non essere confinati nella gabbia di Segretissimo Mondadori, dove veniva infilata tutta la narrativa di genere, di quel genere, considerato non degno di una edizione in copertina rigida. Per certi versi Tom Clancy anticipava la ribellione al politically correct, portando un universo americano-conservatore in un'Italia in cui non essere eurocomun-socialisti, pacifisti, e anti-reganiani era sinonimo di augurarsi una guerra nucleare.

Tom Clancy rappresentava anche altre tendenze "anni '80": il rampantismo, la speranza, il successo fai-da-te. L'assicuratore, scrittore neofita, che in un'epoca contrassegnata dalla segretezza, semplicemente facendo ricerche da appassionato su testi disponibili al largo pubblico, e giocando a giochi da tavolo (Harpoon), aveva messo insieme un romanzo che aveva, non solo venduto tre milioni di copie, ma anche fatto esclamare al Segretario della Marina americano: "Ma chi è che ha autorizzato questo?". (Riferendosi alle informazioni dettagliate e riservate contenute ne "La Grande Caccia all'Ottobre Rosso").

Tom Clancy deve essere salutato non come un romanziere, ma come un capostipite. Il genere tecno-thriller da lui lanciato con "La Grande Fuga dell'Ottobre Rosso" oggi ha preso vita propria, distaccandosi dagli stessi schemi di Clancy (romanzi lunghissimi, pesantemente geopolitici, che alternano scene di azione sul campo a scene ambientate nelle "stanze dei bottoni" della politica e della burocrazia), e fondendosi nel tempo con un'altro genere tipico della Guerra Fredda, quello di spionaggio all'Inglese, per dare vita ai tecno-thriller moderni.

Ai tempi di Tom Clancy tutto era confronto Est-Ovest. L'Occidente era ancora il centro dell'universo, e come organizzazione terroristica l'IRA riceveva molta più attenzione di Hezbollah. Oggi i tecno-thriller raccontano di Forze Speciali e mercenari, e si svolgono spesso in nazioni fallite (categoria pressoché sconosciuta durante la Guerra Fredda). Terroristi religiosi e fanatici hanno sostituito i freddi e calcolatori apparatchik dell'Unione Sovietica nel ruolo di cattivi.

Anche per chi, come me, si trova più a suo agio nell'avventuroso mondo del nuovo (dis)ordine mondiale, Tom Clancy rappresenta la nostalgia per l'epoca dei discorsi lunghi sei ore dell'Ambasciatore della Bulgaria all'assemblea delle Nazioni Unite.




Nessun commento:

Posta un commento